Grazia VARISCO
Aurelio SARTORIO
d’istanti
a cura di Federico Sardella
Fabbri Contemporary Art
11 gennaio – 25 febbraio 2012
inaugurazione mercoledì 11 gennaio, dalle ore 18.30
Fabbri Contemporary Art è lieta di annunciare la mostra di Grazia Varisco e di Aurelio Sartorio, artisti milanesi di differenti generazioni che per la prima volta propongono i loro lavori accostati in una sorta di dialogo teso a mostrare due distinte storie nelle quali sono però rintracciabili alcuni tratti che li accomunano e li legano. Lei attiva dalla fine degli anni Cinquanta, lui dalla metà del Novanta; lei membro del Gruppo T ha partecipato alle mostre Miriorama e a quelle internazionali di arte programmata e cinetica per poi proseguire il suo percorso in modo individuale, lui pittore; entrambi stimolati, interessati ed attratti dalla questione del vedere e dagli infiniti istanti nei quali questa azione ha luogo.
In un suo testo a proposito di Aurelio Sartorio, Elisabetta Longari scrive che “ogni quadro funziona come dimostrazione che tutti i vedenti vedono ma non tutti sanno quello che vedono e come lo vedono; e soprattutto che è impossibile vedere il vedere”. Non diversamente, anche ogni lavoro di Grazia Varisco fa i conti con la questione della percezione, del guardare attivamente, attivati da stimoli decifrabili. E, laddove lo schema si sottrae al controllo visivo, la regola viene contraddetta e la struttura, certa in apparenza, viene minata da quesiti e dubbi, si verifica l’imprevisto; si invita lo spettatore a porsi domande e ad intervenire vivacemente al completamento dell’opera.
Di Grazia Varisco saranno esposti “Quadri comunicanti” (2008 – 2011), opere in ferro e alluminio che attraverseranno le prime due sale della galleria, rendendo palpabile un sentimento di provvisorietà, una precarietà, una condizione di bilico incerto che si fissa, ma non trova quiete nemmeno in un allestimento rettilineo, rigido e perentorio. Forme ripetute che contengono una qualunque quantità di vuoto ed una qualunque quantità di pieno, come del resto lo sono i lavori appartenenti alla serie “Dilatazione di spazio. Spazio potenziale” (1973 – 1974), anch’essi presenti in mostra, formati da uno o più elementi, quasi delle cornici per il vuoto, che possono essere spostate e disposte in modo sempre diverso sul corpo del lavoro che attraverso un registro di chiodi consente questa operazione.



